Grido d'amore - Edith Piaf

venerdì 17 febbraio

Ore 21:30

Scritto da

Ennio Speranza

Regia

Gianni De Feo
Spettacolo consigliato a
Tutti

Sinossi

Vedere la bellezza in un fiore può, seppure brevemente, risvegliare gli umani alla bellezza.9 dicembre 1915.Belleville,quartiere popolare al Nord di Parigi.
Nasce Edith Giovanna Gassion conosciuta solo qualche anno dopoein tutto il mondo con il nome di Edith Piaf, il "passerotto". A poco più di cento anni dalla nascita della grande artista francese, Gianni De Feo ripropone GRIDO D’AMORE, che vede il suo primo debutto al Teatro Belli di Roma già nel 2006. Più volte ripresoa Roma, lo spettacolo è stato poi portato durante gli anni successivi in tournée nazionale, tra cui Milano, Genova, Firenze, Napoli e poi il Teatro Gobetti di Torino nella programmazione dello Stabile, e in Svizzera, suscitando grande consenso di critica ed emozionando il pubblico attraverso la storia appassionante e travagliatadi una donna acuta ma al tempo stesso sregolata. Una donna che ha riversato nella voce la febbre di una vita difficile, spezzata da alti e bassi, colma di generosità, di allegria, di disperazione, di egocentrismo.
In lei una fusione di impulsi e sensazioni: liberazione sessuale, alcool, droga, amori convulsi. Una donna che ha avuto incontri, scontri, che è stata ispirata e che ha ispirato.Jean Cocteau,che scrisse per lei Le bel indifférent e le rimase amico per tutta la vita fino al punto di morire lo stesso giorno, di lei disse: "Non ho mai conosciuto una persona meno parsimoniosa con la propria anima. La sperperava, ne gettava l’oro dalle finestre".
De Feo, accompagnato dal suono evocativo di una fisarmonica, racconta e canta le canzoni della "chanteuse realiste" vestendo i panni di un poeta vagabondo, un clochard dei nostri tempi, un cantastorie di strada che, nel ripercorrere alcuni frammenti della propria vita, ripropone i passi dell’esistenza straordinaria di Edith Piaf, un’artista il cui sguardo e la cui voce hanno segnato un’epoca e sono entrati a far parte di un mito.Sulla scena un paio di ali bianche sospese nel vuoto come a delineare il fluttuare dell’anima. E il poeta vagabondo conclude infine il suo canto: "Brindo a te, brindo a tutti quelli come te, ai migliori ai peggiori, ai modesti, agli immodesti, a chi l’haconosciuta la gloria, a chi non l’ha mai assaporata e a chi di gloria è morto."

Cantare Edith Piaf, l’inimitabile mito della canzone francese del novecento che ha segnato un’epoca con la sua prorompente personalità, può rappresentare uno dei più insidiosi rischi nel percorso creativo di un artista. Consapevole del pericolo(e attratto dall’insidia)mi sono avvicinato, da attore-cantante,conestremacautela al personaggio senza cercarnealcuna identificazione,impossibile tra l’altro. Mi sono piuttosto limitato, per così dire,ad evocarne l’essenza emotiva, osservandone dall’esterno la gestualità, il ritmo, la fissità dello sguardo, la vibrazione vocale. Ragione per cui, la miapersonaleinterpretazione "tutta al maschile" di quelle canzoni, note alla maggior parte del pubblico internazionale, si esprime con il doveroso distacco necessario a non compromettere quelmondo “tutto al femminile”di una cantante che ha saputo interpretarel’amore nelle sue molteplici sfaccettaturecon estrema passione.
Considero tuttavia che il distacco interpretativo non può annullare del tutto la fluidità dell’anima, il battito cardiaco, l’abbandono sensuale.
Gli ostacoli e le difficoltà incontrate durante lo studio e l’ascolto della voce della Piaf hanno man mano fatto maturare in me l’esigenza di raggiungere una sintesi, forse un compromessotra forza espressiva e rarefazione evocativa, tra potenza passionale e dilatazione onirica. Tra maschile e femminile.
In questa mia ricerca interpretativa ho voluto restituire al pubblicole atmosfere di un’epoca senza tempo, con uno sguardo contemporaneo e un gusto per il passato incostante equilibrio, accompagnato dal suono della fisarmonicanegli arrangiamenti di Marcello Fiorini.
L’ironia, il senso del gioco eil piacere della leggerezza sono stati ingredienti fondamentali per rendere omaggio al mito e alla sua personalità,che si espande come un’eco lontanama ancora presentelungo le gallerie della memoria. In ultimo, nonho voluto tradurre le canzoni perché quella lingua, la lingua francese, parla la voce di Piaf. In questo almeno, ho cercato di non tradirla.
E così...Io cantoPiaf


Cast
Gianni De Feo

Collaboratori
Costumi
Roberto Rinaldi
Scena
Franco Grasso
Arrangiamenti
Marcello Fiorini

Come Arrivare
    Centro Artistico il Grattacielo
  • Via del Platano, 6, Livorno