Chi porterà queste parole?

domenica 07 febbraio

Ore 18:00

Scritto da

Charlotte Delbo

Regia

Francesca Talozzi

Regia

Alessia Cespuglio
Spettacolo consigliato a
Tutti
Cast
le partecipanti al Progetto GERMOGLI DI MEMORIA

Sinossi

"Chi porterà queste parole?” è il titolo dell'opera di Charlotte Delbo, militante comunista e drammaturga italo-francese deportata ad Auschwitz nel 1943 insieme ad altre 229 partigiane, con cui l’associazione Effetto Collaterale ha aperto il progetto Germogli di Memoria.
Testo inedito e mai tradotto in Italia, "Chi porterà queste parole?" racconta il dramma ma anche la capacità di resistere e, in alcuni casi, di sopravvivere di 23 donne che, insieme a Charlotte Delbo, hanno vissuto l'orrore di Auschwitz-Birkenau.
Dato alle stampe a Parigi nel 1967 con la trilogia "Auschwitz e dopo", il testo teatrale "Chi porterà queste parole?" fu scritto da Charlotte Delbo una volta tornata dalla Polonia con il chiaro intento di trasmettere la memoria di quello che accadde, di raccontare la vita e il coraggio di tante compagne di prigionia che purtroppo non fecero mai ritorno.
Charlotte Delbo fu intellettuale comunista e partigiana francese, arrestata il 2 marzo del 1942 con l’accusa di aver stampato e distribuito, insieme al marito, materiale di propaganda antinazista.
Il 23 gennaio 1943, insieme a 229 donne della resistenza francese, venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz e, più precisamente, nella sezione femminile di Birkenau. Il convoglio in cui fu gettata insieme alle altre, era composto esclusivamente da prigionieri politici. All'arrivo ad Auschwitz tutte le donne del convoglio intonarono la ‘Marsigliese’ e molte di loro continuarono a cantare l'inno francese anche mentre marciavano verso le camere a gas.
"Quello di Charlotte Delbo è un testo di grande potenza narrativa e di grande impegno civile - spiega la drammaturga Francesca Talozzi - che fin dal titolo "Chi porterà queste parole?" si rivolge direttamente a chi allora non c'era ma ha la responsabilità di sapere e ricordare.”
L’attrice Alessia Cespuglio aggiunge: “Ecco perché abbiamo scelto di aprire proprio con questo testo, inedito in Italia, il progetto “Germogli di Memoria” che come associazione Effetto Collaterale porteremo avanti nel corso di tutto il 2015. Il progetto vedrà una serie di eventi all'insegna della memoria e del teatro come 'luoghi' di scambio e conoscenza, proprio come pensava anche Charlotte Delbo".

Questo lavoro fa parte di un progetto più ampio Germogli di memoria che Effetto Collaterale ha creato per costruire momenti di riflessione e confronto sui temi della memoria collettiva ed individuale e sul ruolo di testimone da parte di cittadini attivamente consapevoli. Lo spettacolo
Chi porterà queste parole è un’opera in tre atti per 23 personaggi femminili. Un’opera lucida, estremamente densa di storia, di parole e di una narrazione che mescola più piani temporali. Ha un andamento tragicamente classico che vede la struttura stessa della tragedia antica completamente reinventata dalla drammaturga. Il senso del coro e della coralità viene ribaltato in monologhi che interpungono l’azione scenica, reinterpretando il corpo scenico come un unicum che vive della stessa sua voce e di una parola unica.
La storia della deportazione e della vita concentrazionaria agita e vissuta da 23 deportate politiche ci apre al riconsiderare ciò che sappiamo di questo orrore e in più momenti ci costringe a rivedere, riconsiderare, rimettere in discussione il nostro ‘sapere’.
Donne, partigiane, comuniste, non ebree vedono tutto, vivono tutto, sentono tutto ciò che accade in giornate ‘simbolo’ di Auschwitz: gli appelli straordinari ed ordinari, il freddo intenso, la fame, la sete, l’infinita stanchezza, le selezioni, la camera a gas, le morti delle compagne stesse, una ad una, le marce forzate.
La loro forza e la loro consapevolezza politica le porta a non giudicare mai e a ricordare tutto: i nomi, i volti, le storie confidando nella resistenza delle altre “affinché una ritorni per dire”.
L’allestimento vede una scena vuota poiché il ‘campo di Auschwitz’ è inimmaginabile per chi non c’è stato e dunque impossibile trovare un segno scenico che lo possa esprimere, eccetto il vuoto e il silenzio.
Le donne in scena saranno dunque le prime ad assumersi il peso di fatti che a tutt’oggi, per molti e molte, risultano indicibili ed inascoltabili e che hanno segnato in maniera indelebile la nostra storia umana.


Come Arrivare
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